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  • Capoeira To Change

Capoeira to start!

Estate.

Sole, caldo, persone in strada, parchi brulicanti di vita, voci di bambini, urla sguaiate e vivaci di adolescenti, risate.

Parcheggiamo il furgone sotto i tigli, già da lontano Mohamend, Vincenzo e Matteo ci hanno visti e si stanno avvicinando per aiutarci a scaricare gli strumenti musicali. Sono grandi amici e l’estate la passano insieme, in città.

Vincenzo si carica in spalla l’atabaque, il “tamburo grande”, come lo chiama lui, e si sforza di camminare dritto sotto il suo peso passando davanti alla panchina delle ragazze.


Slego il bastone del berimbao, lo strumento principale, e subito un ragazzo da lontano mi apostrofa scherzando: “Vai a pesca?” e scoppia a ridere insieme agli amici. Sorrido, lo guardo negli occhi e comincio a suonare: “È capoeira!”, rispondo. Colgo un guizzo di curiosità nei suoi occhi, così continuo a suonare e i ragazzi cominciano a scaldarsi con qualche movimento. Guardandoli gingare penso alla naturalezza con cui alcuni di loro si sono avvicinati già dalla seconda volta.


È bastato poco per vedere come la dinamica all'interno del parco stava cambiando con il nostro arrivo: i bambini che prima giocavano da soli o in piccoli gruppi si sono riuniti attorno a noi, alcuni si conoscevano già, altri si sono conosciuti attraverso qualche esercizio di capoeira da noi proposto.



Guardo Giada tirare un calcio alto – una queixada – e penso a quando lei e Sonia si sono avvicinate la prima volta: vedendoci continuamente si sono incuriosite sempre di più e alla fine si sono messe a chiacchierare con Samar e Sofia.

Molti luoghi ci hanno accolti con stupore ed interesse.


Percepiamo il bisogno di cose belle da parte delle famiglie, dei ragazzi. Bellezza è dove ti senti a casa, dove sei il benvenuto, dove ti senti accolto, dove ci si conosce, dove si fanno due chiacchiere, ci si confronta e ci si confida, un luogo dove si può suonare e cantare insieme.


In fondo, qui al parco siamo un grande cerchio intergenerazionale e multiculturale, unito dal battito delle mani e dall'energia della Capoeira. Siamo mani che si stringono, sguardi che si incrociano, voci che all'unisono accompagnano le acrobazie e il gioco di sfiorarsi... la roda richiama la gente, riempie gli spazi.


Mohamed schiva un calcio di Luca, è stato veloce! “Bravo!”

Penso che gli darò “Cobra” come nome di battaglia… sorrido tra me e me, perché so già che sarà contentissimo di avere un apelido così figo!



Anche oggi il tempo è ballerino, ma non ci spaventano i nuvoloni: c’è troppa energia in circolo per interrompere il pomeriggio!

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progetto realizzato grazie a Think Big la chiamata di idee promossa da Fondazione Cariparma e Libera Università dell'Educare per promuovere la partecipazione dei giovani ai processi di sviluppo locali